L'ansia sociale mi delude - Intervista a Revel
- dirtylittlesecret

- 9 giu 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 giu 2024
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Revel in occasione del suo ultimo singolo "Ansia Sociale", disponibile su tutte le piattaforme di streaming musicale dal 17 Maggio.
Con un mix di punkrock old-school e newgen, l'artista torinese affronta una nuova tematica ancora mai toccata nei suoi testi, l'ansia sociale.
Chi soffre di fobia sociale teme che le sue azioni possano sembrare inadeguate o sbagliate e questo genera una forte preoccupazione in alcuni contesti sociali, tale da portare spesso all'evitamento degli stessi e di conseguenza, all' isolamento.
A livello sonoro, il brano presenta molti richiami al pop-punk di inizio anni 2000, uniti invece ad una serie di sound più moderni ed elettronici come sintetizzatori modulati ad hoc.

Stiamo notando una maggiore tendenza, soprattutto in questo genere, nel trattare argomenti più ostici, reali e seri come i disturbi sociali.
Quanto è importante fare luce e sensibilizzare su queste condizioni attraverso la musica?
Secondo me è molto importante parlarne, la musica ha sempre avuto un potere fortissimo anche dal punto di vista sociale.
Riuscire ad esorcizzare una brutta esperienza o un brutto periodo attraverso una canzone è potente, perché purtroppo non è tutto rosa e fiori ed è giusto parlarne. Una canzone può salvare una vita, può aiutarti in momenti difficili, può unire.
Ho un tattoo sul braccio con la mia prima chitarra elettrica (una stratocaster rosso fuoco) con la scritta “Save me now and forever”, questo per farvi capire quanto lo sia per me!
« Avrei un milione di cose da fare, invece scappo dai problemi in continuazione »
L'ansia incide nel tuo percorso artistico o la musica ha per te un valore terapeutico per combattere l'ansia sociale?
Entrambe le cose, non posso negarlo.
“Ansia Sociale” è nata proprio da un periodo di buio dove mi sentivo molto estraneo a questo mondo in cui tutto sembra così finto e superficiale…
Sono un overthinker, soffro di attacchi di panico e sto imparando a gestire meglio la rabbia, ma quando mi chiudo nel mio studio e inizio a registrare, sparisce tutto… quindi si, la musica è la mia terapia più grande. Oltre al sesso ahah
« Diventa un' abitudine la solitudine, ti pesa addosso come pietra, come un' incudine [...] Cadere a terra forse è utile »
La sensazione di solitudine ti crea un vuoto di scrittura oppure, al contrario, è un fattore di introspezione che alimenta la stesura dei testi?
Sono un lupo solitario a cui piace fare casino, cerco sempre di bilanciare i momenti di vita sociale ai momenti di solitudine e riflessione.
A volte vivo la solitudine in modo positivo, altre volte in modo negativo, insomma dipende dalle giornate ahah non ho molto controllo sulla cosa. Cerco comunque di trarre ispirazione da tutte le emozioni che arrivano, belle e brutte.
Ad ogni caduta si prende coraggio, si impara sempre qualcosa e ci si rialza.
Come suggerisce la grafica della copertina, si va verso la luce lasciandosi l'oscurità alle spalle.
È questa la chiave di lettura della canzone?
È sicuramente una delle due chiavi di lettura, quella “positiva” e speranzosa.
Ha anche un’altra chiave di lettura più rude e realista, puntata sulla rassegnazione e accettazione di quella che è la situazione. La maturità sta proprio nel fatto di esserne consapevoli, e combatterci come in un incontro di boxe, “un passo alla volta, una ripresa alla volta”.
Si, sono cresciuto anche con Rocky se non si era capito!
Dopo "Game Boy Color", "Ansia Sociale" rappresenta il secondo singolo registrato interamente nel tuo nuovo studio.
Che valore ha nel tuo percorso musicale indipendente poter avere il controllo totale della tua musica?
Ho sempre avuto un enorme timore di iniziare a produrre da solo la mia musica, vedevo gente che lo faceva da anni, gente bravissima che aveva studiato per anni, roba troppo tecnica da sapere, mi limitavo a guardare e dire: “ma io di sta roba non ci capirò mai un cazzo!”.
Sbagliavo, avrei dovuto da subito crederci di più ed oltrepassare quel fottuto muro mentale che mi ero tirato su da solo!
Nelle produzioni ho sempre messo il 100% nelle composizioni e nelle idee, quindi la parte “creativa” musicale non mi è mai mancata, mi mancavano le basi per farlo in autonomia.
Quindi a fine dello scorso anno ho deciso ancora una volta di investire su di me ed abbattere quel muro.
Ed è stata una delle scelte più giuste che io abbia fatto fin’ora. Mi sta portando tanta soddisfazione a livello personale!
La Revelution è un tema centrale nel tuo percorso musicale, tanto da essere anche il concept del tuo primo EP (Viva La Revelution - Vol.1, 2023).
Ci spieghi la tua personale rivoluzione?
Come ho sempre ribadito, “Rivoluzione” è una parola con un significato troppo ampio da descrivere per filo e per segno in qualche riga.
Posso dirvi che la vera “Rivoluzione” per me è credere in se stessi e non smettere mai di farlo, avere una propria mentalità, non plasmata dal volere altrui, combattere e avere forza di farlo anche nei momenti peggiori, convivendoci, accettandoli come parte del proprio percorso di vita ed affrontandoli sempre più a testa alta.
La fiamma deve continuare ad ardere sempre, anche sotto la pioggia.
Abbiamo citato il tuo primo EP, non possiamo non chiederti se hai già pensato ad un eventuale Volume 2.
Hai qualche progetto futuro/tour a cui stai lavorando e di cui puoi accennarci qualcosa?
Attualmente sto registrando quello che sarà il Volume 2 e prevedo di farlo uscire entro fine anno, come ho promesso ai miei fans, verso ottobre/novembre. Sarà un degno successore e avrà anche delle sorprese interessanti all’interno.
Spero di riuscire a portarlo in giro il più possibile, per far arrivare la Revelution dappertutto.
Non per i numeri, non mi è mai interessato di quello. Ma per aiutare chi ha bisogno di “quella” canzone per stare bene, un po’ come me.








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